venerdì 6 dicembre 2013

Sonetto 105 di Shakespeare

Ritrovo fra i vecchi file questa traduzione del sonetto 105 di Shakespeare. 
Lo offro ai miei pochi lettori, sperando di fare cosa gradita.




Non chiamate il mio amore idolatria,
e un idolo il mio amato non vi sembri,
essendo pari mie lodi e poesia
dell’uno, all’uno, ancora e per sempre.

Oggi bello, bello domani il mio
amore, fermo in splendida eccellenza:
perciò fermo in costanza il verso mio
dice una cosa, e toglie differenza.

“Bello, gentile e vero” è il mio argomento,
“Bello, gentile e vero” in nuovo detto;
la mia invenzione è in questo cambiamento,

tre temi in uno, di stupore oggetto.
“Bello, gentile e vero” soli spesso,
ché in uno mai finora fu il consesso.




Let not my love be call'd idolatry,

Nor my beloved as an idol show,

Since all alike my songs and praises be

To one, of one, still such, and ever so.


Kind is my love to-day, to-morrow kind,

Still constant in a wondrous excellence;

Therefore my verse to constancy confin'd,

One thing expressing, leaves out difference.


'Fair, kind, and true,' is all my argument,

'Fair, kind, and true,' varying to other words;

And in this change is my invention spent,


Three themes in one, which wondrous scope affords.

Fair, kind, and true, have often liv'd alone,

Which three till now, never kept seat in one.