


Destra, sinistra, Siena, Firenze, e un omaggio a Lorenzetti
Cosa rispondo, quando uno studente
mi chiede se io sono veramente
di destra o di sinistra? il mio commento
è un risolino di compatimento.
Per capire da dove mi deriva
quell'aria a mezzo fra triste e giuliva
vieni in volo nei tempi e negli spazi
per vedere due nobili palazzi.
L'Italia dei comuni già covava
quel male che oggi tanto la dilava:
ma, come ai tempi di Sparta e di Atene,
c'era anche allora chi faceva bene
amministrando la cosa di tutti
e chi invece rendeva amari frutti.
Due palazzi, dicevo: uno è quel Vecchio
che in Firenze al Comune fu apparecchio;
l'altro, di Siena, Pubblico è chiamato,
che al governo dei Nove fu approntato.
Guardali bene, guarda soprattutto
delle aperture il diverso costrutto:
dimmi, a che serve una porta, lo sai?
Per entrare ed uscire, mi dirai.
Se delle porte ce ne sono tante,
cosa ti pare ne sia derivante?
E chi si trova dentro sta sicuro
anche se è dietro a un legno e non a un muro?
Guarda adesso a Firenze com'è fatto
quel fortilizio severo e compatto:
asserragliati dentro, i magistrati
stavano in tema d'essere ammazzati.
Quale palazzo ti pare che dica
che per tutti il governo è cosa amica?
Siena fu certo migliore modello
che non Firenze, matrice e ostello
di guerre e di contese e d'aspre lotte
che mutarono il giorno con la notte
per chi viveva in lei, e ai suoi mestieri
voleva attendere senza pensieri.
Il popolo senese incaricò
il Lorenzetti, che tutto affrescò
col Buon Governo il Salone dei Nove,
disponendo figure antiche e nuove
e fra le quali la Giustizia regna,
che dispensa tormenti a gente indegna;
da lei discende una bella figura
che ai cittadini onesti è buona cura.
Il suo nome è Concordia, e dà legami
che il popolo si passa fra le mani;
solo Concordia, da Giustizia retta,
può ottenere che Pace regni netta.
Questo dipinto dura da gran tempo,
del governo di Siena grato esempio.
Da Concordia e Giustizia, poi, discende
la Sicurezza che serena rende
la vita della sua cittadinanza
che lavora operosa, e lieta danza.
Alma Concordia, io t'invoco invano
di visitare il popolo italiano!
Chi lo dirige non ha conoscenza
di quel modello antico di sapienza,
e gli stessi italiani poco sanno
che mancare a Concordia è certo danno.
Guardate voi che dure conseguenze
per chi sceglie il modello di Firenze.
Padre Dante, riguardaci tu, ora:
ahi, che la vista d'Italia t'accora!
Parla, levando il sopracciglio fiero,
con tremendo discorso aspro pensiero.
La tua Firenze amara s'è allargata,
una grande nazione è diventata
fatta di clan che cercano il potere
indifferenti al pubblico dovere.
Dunque perché dovrei rendere fede
all'uno o all'altro, se null'altro chiede
che di potermi tenere al servizio
del suo potere, per tremendo vizio?
Basta coi clan di parte, basta orrenda
lizza di cani azzannati a vicenda.
basta con la finzione menzognera
che i buoni siano tutti in una schiera
e che dall'altra parte siano tutti
cattivi, delinquenti e farabutti.
Non è così, non può credere a questo
chi con ragione sta, non con pretesto;
la nostra bella casa, Italia mia,
per questo è ormai rubello di follia.
Dunque la mia bandiera è solo una
che tre colori in un panno raduna;
solo Concordia bramo sia sovrana
e renda Pace alla gente italiana.