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sabato 10 marzo 2012


UNA POESIA DI BAUDELAIRE


Dedico a Grazia, autrice di un notevole
blog sull'arte, una delle mie traduzioni da Baudelaire.
Finalmente ho capito come si mette il link. Evviva.

La serva di gran cuore, di cui eri gelosa,

E che dorme il suo sonno sotto un’umile zolla,

Dovremmo tuttavia portarle qualche fiore.

I morti, poveretti, hanno grandi dolori,

E quando Ottobre soffia, d’alberi potatore,

Il vento malinconico intorno ai loro marmi,

Devono ritenere i vivi bene ingrati

A dormire al calduccio, come fanno, nei letti,

Mentre, rosi da sogni incoerenti e neri,

Senza compagno a letto, senza bei conversari,

Scheletri vecchi, freddi, lavorati dal verme,

Sentono sgocciolare le nevi dell’inverno

Ed il secolo scorrere, senza famiglia o amico

Che cambi i cenci appesi sopra la loro griglia.

Quando il ceppo soffia e canta, se la sera

Calma, nella poltrona la vedessi sedere,

Se, in una notte azzurra e fredda di dicembre,

La trovassi accucciata in un canto della stanza,

Grave, venuta dal fondo del letto eterno

A covare il bambino cresciuto col materno

Suo occhio, che direi a quell’anima buona,

Vedendo il pianto scenderle dalla palpebra vuota?


mercoledì 13 luglio 2011

Moesta et Errabunda




Prima di partire per il mare, un saluto e un altro piccolo capolavoro di Baudelaire nella mia modesta versione.


Moesta et errabunda
di Charles Baudelaire
(traduzione di Paola Magi)

Dimmi, Agata, talvolta se ne vola il tuo cuore
via dall’oceano nero dell’immonda città
verso un oceano nuovo in cui splende la luce,
chiara, azzurra, profonda come Verginità?
Dimmi, Agata, talvolta se ne vola il tuo cuore?

Il mare, il vasto mare consola i nostri affanni!
che demone ha dotato il mare, roca voce
che segue il grande organo dei venti tumultuosi,
di codesta funzione sublime di nutrice?
Il mare, il vasto mare consola i nostri affanni!

trasportami, vagone! portami via, fregata!
Via, lontano! qui il fango si fa coi nostri pianti!
È vero che talvolta il triste cuore d’Agata
dice: via dai dolori, dai mali, dai rimpianti
trasportami, vagone! portami via, fregata!

Come siete lontani, paradisi odorosi,
dove, sotto l’azzurro, tutto è gioia ed amore,
e tutto ciò che si ama vale d’essere amato,
dove nel godimento puro s’annega il cuore!
Come siete lontani, paradisi odorosi!

Ma il verde paradiso degli amori infantili,
le corse, le canzoni, i baci ed i mazzetti ,
i violini vibranti da dietro le colline,
con le brocche di vino, a sera, nei boschetti,
ma il verde paradiso degli amori infantili,

quel paradiso ingenuo, dai piaceri furtivi,
è più lontano già che l’India e che la Cina?
Lo si può ricordare con grida lamentose,
e rianimarlo ancora di una voce argentina,
quel paradiso ingenuo, dai piaceri furtivi?


domenica 10 luglio 2011


Baudelaire, ancora



Tanto per gradire, in una Milano torrida che sta preparando un temporale, ecco un'altra delle mie versioni in italiano dei Fiori del Male di Charles Baudelaire.


Al lettore

(di Charles Baudelaire, traduzione di Paola Magi)


L’avarizia, l’errore, la stoltezza, i peccati,

ci invadono gli spiriti e ci straziano i corpi;

alimentiamo i nostri amabili rimorsi

come i poveri nutrono i loro parassiti.


Ostinate le colpe, fragili i pentimenti;

ci facciamo pagare cara la confessione;

nel sentiero fangoso entriamo lieti, come

bastasse un pianto vile per lavarci dai torti.


Sul cuscino del male Satana Trismegisto

gli spiriti incantati ci culla con dolcezza

e il metallo prezioso della nostra fermezza

è mutato in vapore da quel grande alchimista.


Satana regge i fili coi quali ci muoviamo!

Noi troviamo bellezze in cose ripugnanti;

senza orrore, attraverso tenebre maleolenti

all’Inferno ogni giorno d’un passo discendiamo.


Come un vizioso povero che si strofina e mangia

al seno martoriato d’una antica puttana,

noi passando rubiamo voluttà clandestine

che spremiamo con forza come una vecchia arancia.


Serrato, brulicante come un’orda di vermi

un popolo di Demoni ci mangia nei cervelli

e, quando respiriamo, la Morte negli alveoli

ci scende, fiume occulto, con dei sordi lamenti.


Se lo stupro, l’incendio, il veleno, il pugnale,

coi loro bei disegni non hanno ricamato

il canovaccio anonimo del nostro vile fato

è che la nostra anima non è abbastanza audace.


Pure, fra le pantere, le cagne e gli scorpioni,

le serpi e gli avvoltoi, le scimmie, gli sciacalli,

fra i mostri che grugniscono con stridori e con urli,

nel serraglio di tutti i nostri vizi infami


ve n’è uno più orrendo, più crudele, più immondo!

Benché non lanci né grandi gesti né grida,

della terra farebbe volentieri rovina

e con uno sbadiglio ingoierebbe il mondo;


E’ la Noia! Occhi gonfi di pianti involontari,

sogna la forca, mentre fuma il suo narghilé,

Tu conosci, lettore, quel mostro delicato,

ipocrita lettore – mio fratello – mio pari!