Baudelaire, ancora
Tanto per gradire, in una Milano torrida che sta preparando un temporale, ecco un'altra delle mie versioni in italiano dei Fiori del Male di Charles Baudelaire.
Al lettore
(di Charles Baudelaire, traduzione di Paola Magi)
L’avarizia, l’errore, la stoltezza, i peccati,
ci invadono gli spiriti e ci straziano i corpi;
alimentiamo i nostri amabili rimorsi
come i poveri nutrono i loro parassiti.
Ostinate le colpe, fragili i pentimenti;
ci facciamo pagare cara la confessione;
nel sentiero fangoso entriamo lieti, come
bastasse un pianto vile per lavarci dai torti.
Sul cuscino del male Satana Trismegisto
gli spiriti incantati ci culla con dolcezza
e il metallo prezioso della nostra fermezza
è mutato in vapore da quel grande alchimista.
Satana regge i fili coi quali ci muoviamo!
Noi troviamo bellezze in cose ripugnanti;
senza orrore, attraverso tenebre maleolenti
all’Inferno ogni giorno d’un passo discendiamo.
Come un vizioso povero che si strofina e mangia
al seno martoriato d’una antica puttana,
noi passando rubiamo voluttà clandestine
che spremiamo con forza come una vecchia arancia.
Serrato, brulicante come un’orda di vermi
un popolo di Demoni ci mangia nei cervelli
e, quando respiriamo, la Morte negli alveoli
ci scende, fiume occulto, con dei sordi lamenti.
Se lo stupro, l’incendio, il veleno, il pugnale,
coi loro bei disegni non hanno ricamato
il canovaccio anonimo del nostro vile fato
è che la nostra anima non è abbastanza audace.
Pure, fra le pantere, le cagne e gli scorpioni,
le serpi e gli avvoltoi, le scimmie, gli sciacalli,
fra i mostri che grugniscono con stridori e con urli,
nel serraglio di tutti i nostri vizi infami
ve n’è uno più orrendo, più crudele, più immondo!
Benché non lanci né grandi gesti né grida,
della terra farebbe volentieri rovina
e con uno sbadiglio ingoierebbe il mondo;
E’ la Noia! Occhi gonfi di pianti involontari,
sogna la forca, mentre fuma il suo narghilé,
Tu conosci, lettore, quel mostro delicato,
ipocrita lettore – mio fratello – mio pari!