martedì 3 maggio 2011
Omaggio a Federico Garcia Lorca
lunedì 2 maggio 2011
Charles Baudelaire
Spleen II
traduzione di Paola Magi
Ho più ricordi che se avessi mille anni.
Un grosso cassettone ingombro di bilanci,
di versi e bigliettini, di processi e romanze,
con ciocche di capelli avvolte da quietanze,
cela meno segreti del mio triste cervello,
E’ come una piramide, un infinito avello,
contiene più cadaveri di una fossa comune.
Io sono un cimitero che aborrono le lune,
dove strisciano lunghi versi come rimorsi
che sempre s’accaniscono sui miei più cari morti.
Sono un vecchio boudoir pieno di rose sfatte,
dove giace un miscuglio di vesti un po’ antiquate,
dove i tristi pastelli e i Boucher dilavati
hanno, soli, l’aroma dei flaconi stappati.
Niente eguaglia in lunghezza quei giorni claudicanti
in cui, come negli anni che la neve è pesante,
la noia, frutto triste dell’incuriosità,
prende le proporzioni dell’immortalità.
Ormai tu non sei più, o materia vivente!
che granito ravvolto da un incerto spavento,
assopito nel fondo di un Sahara nebbioso;
vecchia Sfinge, ignorata dal mondo neghittoso,
obliata su carta, e il cui feroce umore
canta soltanto ai raggi del grande astro che muore.
martedì 26 aprile 2011
Un pallido prence danese
spendeva tre talleri al mese
per fare baldoria
che Dio l’abbia in gloria
quel pallido prence danese.
giovedì 21 aprile 2011
tutto in fiore è il giardinetto:
la sorpresa sono i fiori
che tripudio di colori!
Ci rallegra Vitamina
con la Torta Pasqualina.
martedì 12 aprile 2011
lunedì 11 aprile 2011
martedì 5 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
venerdì 1 aprile 2011
Un Dentice di Varanasi
amava le ortensie nei vasi
ne aveva diciotto
in bagno e in salotto
quel dentice di Varanasi.
giovedì 31 marzo 2011
mercoledì 30 marzo 2011
Un raro frattale a Pavia
soffriva di omotetia
essendo genetico
e un po’ simpatetico
perdeva equazioni per via.
martedì 29 marzo 2011
domenica 27 marzo 2011
Rubens, fiume d’oblio, giardino di mollezza,
letto di carni fresche dove non si può amare,
ma in cui la vita accorre e s’agita incessante,
come l’aria nel cielo e il mare dentro il mare;
Leonardo da Vinci – specchio profondo, oscuro
dove angeli incantevoli, con un dolce sorriso
carico di mistero, appaiono nell’ombra
dei ghiacciai e dei pini che ne cingono il luogo;
Rembrandt – triste ospedale pieno di mormorii,
decorato soltanto da un grande crocifisso,
ove dal lezzo salgono preghiere lacrimose,
trafitto bruscamente da un raggio dell’inverno;
Michelangelo – luogo indefinito, dove
si vedono degli Ercoli mescolarsi a dei Cristi,
fantasmi poderosi levarsi nei crepuscoli
e strapparsi il sudario stirandosi le dita;
iracondia di pugile, impudenza di fauno,
tu che sapesti cogliere la bellezza dei fanti,
grande cuore orgoglioso, uomo fragile e giallo,
Puget, il malinconico sovrano dei forzati;
Watteau – quel carnevale in cui come farfalle
tanti bei cuori illustri vagano risplendenti,
freschi e lievi scenari rischiarati da lustri
che versano follia al ballo vorticante;
Goya – incubo pieno di cose sconosciute,
di feti fatti cuocere nel mezzo del gran sabba,
di vecchie nello specchio, di giovinette nude
che tentano il Demonio drizzandosi le calze;
Delacroix – sanguinoso lago infestato d’angeli
peccatori, ombreggiato da pini sempreverdi,
e dove, sotto un cielo dolente, ritmi insoliti
vanno, come un sospiro soffocato di Weber;
Queste maledizioni e bestemmie e lamenti,
queste estasi e grida, e pianti e Te Deum,
sono un’eco echeggiata da mille labirinti,
per i cuori mortali sono un oppio divino,
un grido ripetuto da mille sentinelle,
un ordine rinviato da mille portavoce,
un faro illuminato su mille cittadelle,
un richiamo di caccia perduto nelle selve!
Perché davvero è questa, Signore, la migliore
testimonianza data all’umana dignità,
questo grido lunghissimo che corre d’evo in evo,
e va a morire innanzi alla vostra eternità!