domenica 26 giugno 2011

Napoli e la spazzatura: modello Eolo o modello Osaka?


Napoli si affaccia sul mare. Ora sta sprofondando sotto il mare: un mare di spazzatura.

Nell'oceano Pacifico c'è un'immensa isola galleggiante, grande quanto gli Stati Uniti. Non è l'isola di Eolo dalle mura di bronzo sonante, come narrava Omero: è un gigantesco accumulo di rifiuti. L'isola galleggiante a volte si avvicina alle coste e allora ogni angolo delle spiagge si ricopre di sacchetti di plastica. E' un mostro enorme, che cresce di giorno in giorno, un'Idra dalle mille teste che divora lo spazio libero del mare.

A Osaka l'isola di rifiuti invece è stata costruita a bella posta, cementata e trasformata nella piattaforma che accoglie l'aeroporto. Come dire: se si vuole, si può. I rifiuti sono diventati una risorsa utile, che ha allargato il territorio a disposizione dei cittadini, liberando zone fertili per realizzare le lunghe piste di atterraggio, tutte cemento, utili anzi indispensabili ormai, senza sprecare terreni pubblici che possono così essere impiegati per il verde.

Napoli deve scegliere: modello Eolo o modello Osaka?

martedì 14 giugno 2011

Due limerick per legulei


Ecco qua, anzi ecco quorum: due limerick dedicati ai professionisti della legge, li avevo scritti tempo fa, senza pensare ai quorum e a tutto il resto. Li dedico così, per allegria, bisogna festeggiare o no?


Limerick numero uno: cari giudici, abbiate cura di voi.


Un giudice di Forlimpopoli

giocava ogni tanto a monopoli;

se per troppo affanno

prendeva un malanno

beveva sei gocce di propoli.


Limerick numero due: fra gli uomini di legge ci sono anche i notai. Eccone uno che si gode l'arrivo dell'estate. Vi invito a imitarlo, con un bel quorum di angurie e relativi semi.


Un vecchio notaio di Stresa

aveva la faccia un po’ tesa:

con grande goduria

mangiava l’anguria

quel bravo notaio di Stresa.



lunedì 13 giugno 2011

L'incubo del Nano


Il vecchio Nano trema. Non di freddo però. Diciamo che l'acqua gli è andata di traverso, e che il calo energetico lo ha denuclearizzato fin nel midollo. Eppure no, non è questo: piuttosto lo spiffero gelido della rocca di San Leo che gli soffia alle caviglie e gli fa salire un brivido fino alla nuca e oltre, alle radici dei radi capelli trapiantati. Malignazzo di un Benigni.

E' l'impedimento impedito, a farlo raggelare. E' la faccia impassibile delle sue Eumenidi giudicanti, che lo inseguono in tutti i suoi peggiori incubi, vestite di una cupa toga di panno paonazzo, bordata d'ermellino...

L'incubo prosegue, il Nano si trova all'improvviso a dondolare sempre più forte in una strana scodella di ottone, tutta lucida e liscia, senza appigli. Alza gli occhi per cercare di capire dove si trovi, ed ecco che una figura gigantesca gli si staglia di fronte, torreggiante su di lui: il Nano si accorge di essere seduto sul piatto di una bilancia, e vede con orrore una figura diabolica che lo attende, armata di tenaglie incandescenti...

Nell'incubo il Nano trema e si fa piccino di fronte alla Donna maestosa e accigliata. Ce l'ha con lui? sì, ce l'ha con lui, lo perseguita. Tutta vestita di rosso, la Dea solenne e implacabile spinge l'orlo del piatto per farlo scivolare giù, fra le grinfie dell'aguzzino dai tratti demoniaci.

Il Nano si sente afferrare da una mano adunca, getta un urlo... tutto il Parlamento si volta a guardare cosa succede. Il Presidente si era assopito, stravolto da una stanchezza senile. Una mano lo scuote gentilmente, una voce gli mormora: su Presidente si svegli, stanno arrivando i dati definitivi dei referendum.



venerdì 10 giugno 2011

Condominio Italia


Speriamo.
Speriamo che almeno la nuova legge elettorale si riesca ad averla.
Non ne posso più di vedere quattro gatti in minoranza (ora sono quelli della Lega, domani magari i grillini) fare e disfare come se fossero loro a rappresentare la maggioranza degli Italiani.
Ministeri a Milano: ma chi li vuole? i milanesi non mi pare ne siano ansiosi.
Stanno facendo cose che richiederebbero l'avallo di un referendum.
Anche nei condomìni certe decisioni strutturali non si possono prendere senza l'approvazione esplicita della maggioranza assoluta dei condòmini.
L'Italia non vale nemmeno quanto un condomìnio?


domenica 5 giugno 2011

Pirati dei Caraibi, musica, metrica e rime


Oggi stavo cucinando qualcosa - niente di speciale - e intanto mia figlia guardava un film col lettore dvd. I pirati dei Caraibi; un film piacevole, carino, niente di speciale. Non vedevo le immagini, sentivo il sonoro. In una scena d'azione si sentiva un tintinnare di spade accompagnato da una musichetta ad hoc. Mi sono chiesta, come tante volte mi accade guardando i film: che differenza c'è fra quando le cose accadono nella realtà e quando accadono nei film?

Una grande differenza sta nella musica. Nel film la musica ti guida a capire cosa sta accadendo, l'importanza che il fatto assume nella trama, il grado di pericolo, crea aspettative, ti induce a spaventarti o a tranquillizzarti. Invece nella realtà le cose si svolgono lisce lisce, quasi non ne cogli la gravità se non un attimo dopo, quando magari ormai è troppo tardi. Nella realtà sembra non ci sia un inizio e una fine, le cose si accavallano a volte impercettibili e a volte troppo precipitose, ti colgono di sorpresa, c'è sempre una sorta di disordine spiacevole nei nostri drammi quotidiani che non è solo insito nelle difficoltà proprie dell'accaduto, ma anche nel modo in cui accadono, senza preavviso, senza che abbiamo la possibilità di inserirle in un ordine e in un'armonia.

La musica che costruisce e guida, la musica che dà senso: ecco a cosa servono la metrica e la rima nella poesia. Sono come la musica dei film: organizzano e armonizzano la percezione dei fatti e dei detti.
Spleen III


La giornata piovosa sembra adatta a ripescare una delle mie recenti traduzioni.
Anche se a dire il vero oggi la pioggia mi dà più che altro un senso di vitalità: sul terrazzo le foglie verdeggiano a gara, luccicanti e robuste, piene di linfa e pronte a fiorire.

Spleen III

di Charles Baudelaire

traduzione di Paola Magi

Sono come il sovrano d’un paese piovoso,

ricco e impotente, giovane eppure molto annoso,

che, dei suoi cortigiani sprezzando i rituali,

coi suoi cani si annoia, e con altri animali.

Niente può rallegrarlo, né preda né falcone,

né il popolo morente di fronte al suo balcone,

la grottesca ballata del suo giullare amato

non attira la fronte del crudele malato:

il suo letto gigliato si trasforma in avello,

e le dame, per cui ogni principe è bello,

non sanno più trovare quell’abito impudico

che strappi a questo giovane scheletro un sorriso.

Mai non seppe il sapiente, che l’oro gli ha prodotto,

estirpargli dal seno l’elemento corrotto,

e in quei bagni di sangue, lascito dei Romani,

che i potenti ricordano quando si fanno anziani,

non seppe riscaldare quella carcassa ebète

in cui non scorre sangue, ma verde acqua del Lete.

venerdì 3 giugno 2011

Voltagabbana, plusvalore, dialettica


Sul blog di Vitamina "Iris e libellule" è iniziato uno scambio di idee su una questione che mi sta a cuore, e la riprendo qui.
Mariolino scrive - e io sottoscrivo quel che dice - di essere fra quegli elettori che non votano sempre "dalla stessa parte", ma alternano.
Credo che sia molto importante, per arrivare a una democrazia davvero tale, assumere una posizione come la sua.
Concepire le parti sociali come blocchi contrapposti, che non hanno altra scelta che combattersi a colpi di voto, e alle quali siamo vincolati da una sorta di patto di sangue, è un errore grave.
Si basa su distorsioni valutative che risalgono, a mio parere, alla visione marxista del rapporto fra capitale e plusvalore. Il plusvalore, infatti, è concepito da Marx come un mero prodotto della forza lavoro, senza tenere in alcun conto quello che è invece essenziale alla sua formazione: l'intelligenza del progetto che c'è dietro. Hai voglia lavorare e faticare, se il lavoro è applicato a oggetti mal fatti, non apprezzabili e quindi non acquistabili, il tuo plusvalore diventa un minusvalore: più ne fai e più sotto vai.
La capacità imprenditoriale, la creatività imprenditoriale, la capacità di gestione e rischio sono gli elementi che generano il plusvalore, di cui la manodopera è solo una componente, e nemmeno la più importante, ma non certo l'elemento generatore principale.
Dunque la concezione del corpo sociale come contrapposizione di parti che si contendono un osso è fittizia, l'osso del plusvalore non è un elemento fisso, facilmente calcolabile, ma è una variabile complessa che cresce o diminuisce a seconda della capacità imprenditoriale di valutare e decidere.
Sottovalutare sistematicamente l'apporto dell'intelligenza e del lavoro imprenditoriale (un lavoro notevole, incessante) alla formazione del valore è un errore che alla lunga ha conseguenze molto gravi.
Occorre mantenere un corretto equilibrio fra giuste rivendicazioni dei gruppi salariati e necessità di flessibilità senza le quali l'imprenditoria viene penalizzata e, alla lunga, paralizzata e soffocata. L'idea che esista una ricchezza stabile, fissa, che deve semplicemente essere spartita in modo equo è fasulla. La ricchezza si crea e si distrugge, non è un'entità fissa come i dobloni d'oro nei forzieri del re.
Dunque, pensare che le parti in gioco nel contratto sociale siano opponibili indefinitamente è un grave errore di valutazione; invece occorre che si crei un equilibrio virtuoso fra gli elementi in gioco nella vita economica di tutta la comunità.
La salute di un paese democratico sta in questo equilibrio, e nella capacità che deve necessariamente emergere nelle sue varie componenti di non sottovalutare mai le necessità di alcune parti a favore di altre.
Per questo il passaggio da uno schieramento all'altro non va inteso come "voltagabbanismo", come una sorta di tradimento e di passaggio "al nemico". Al contrario, va visto come il giusto correttivo nel momento in cui si manifesta la tendenza, da parte di un gruppo, a prevalere troppo sugli altri; di solito questa necessità si verifica dopo un lungo periodo di gestione del potere da parte di una delle componenti politiche, per evitare che il perdurare eccessivo delle chiavi nelle stesse mani generi un falso senso di appropriazione.
Dialettica e confronto sono alla base della crescita e dello sviluppo sano di una comunità.


mercoledì 1 giugno 2011

Dal fattore TV al fattore W: un passaggio epocale

Mister B sta scivolando verso il basso: certamente per colpa sua e dei suoi clamorosi errori degli ultimi anni, in un crescendo vertiginoso. Ma credo che ci sia da leggere, in questo suo improvviso cedimento, in questa caduta della capacità comunicativa e mediatica di Mr B, anche una svolta epocale. Il re delle televisioni non è il re del web: il fattore W sta sorpassando il fattore TV, l'informazione e la partecipazione sempre più passano dalla rete, l'impero televisivo appare sulla via del tramonto, surclassato dalla energia strepitosa della Rete.
Bene. Grazie al web la democrazia prende radici più solide e profonde. Addio Mr B. Lo share ti abbandona.

giovedì 26 maggio 2011




Destra, sinistra, Siena, Firenze, e un omaggio a Lorenzetti


Cosa rispondo, quando uno studente
mi chiede se io sono veramente
di destra o di sinistra? il mio commento
è un risolino di compatimento.
Per capire da dove mi deriva
quell'aria a mezzo fra triste e giuliva
vieni in volo nei tempi e negli spazi
per vedere due nobili palazzi.

L'Italia dei comuni già covava
quel male che oggi tanto la dilava:
ma, come ai tempi di Sparta e di Atene,
c'era anche allora chi faceva bene
amministrando la cosa di tutti
e chi invece rendeva amari frutti.

Due palazzi, dicevo: uno è quel Vecchio
che in Firenze al Comune fu apparecchio;
l'altro, di Siena, Pubblico è chiamato,
che al governo dei Nove fu approntato.
Guardali bene, guarda soprattutto
delle aperture il diverso costrutto:
dimmi, a che serve una porta, lo sai?
Per entrare ed uscire, mi dirai.
Se delle porte ce ne sono tante,
cosa ti pare ne sia derivante?
E chi si trova dentro sta sicuro
anche se è dietro a un legno e non a un muro?

Guarda adesso a Firenze com'è fatto
quel fortilizio severo e compatto:
asserragliati dentro, i magistrati
stavano in tema d'essere ammazzati.
Quale palazzo ti pare che dica
che per tutti il governo è cosa amica?

Siena fu certo migliore modello
che non Firenze, matrice e ostello
di guerre e di contese e d'aspre lotte
che mutarono il giorno con la notte
per chi viveva in lei, e ai suoi mestieri
voleva attendere senza pensieri.

Il popolo senese incaricò
il Lorenzetti, che tutto affrescò
col Buon Governo il Salone dei Nove,
disponendo figure antiche e nuove
e fra le quali la Giustizia regna,
che dispensa tormenti a gente indegna;
da lei discende una bella figura
che ai cittadini onesti è buona cura.

Il suo nome è Concordia, e dà legami
che il popolo si passa fra le mani;
solo Concordia, da Giustizia retta,
può ottenere che Pace regni netta.
Questo dipinto dura da gran tempo,
del governo di Siena grato esempio.
Da Concordia e Giustizia, poi, discende
la Sicurezza che serena rende
la vita della sua cittadinanza
che lavora operosa, e lieta danza.

Alma Concordia, io t'invoco invano
di visitare il popolo italiano!
Chi lo dirige non ha conoscenza
di quel modello antico di sapienza,
e gli stessi italiani poco sanno
che mancare a Concordia è certo danno.

Guardate voi che dure conseguenze
per chi sceglie il modello di Firenze.
Padre Dante, riguardaci tu, ora:
ahi, che la vista d'Italia t'accora!
Parla, levando il sopracciglio fiero,
con tremendo discorso aspro pensiero.
La tua Firenze amara s'è allargata,
una grande nazione è diventata
fatta di clan che cercano il potere
indifferenti al pubblico dovere.

Dunque perché dovrei rendere fede
all'uno o all'altro, se null'altro chiede
che di potermi tenere al servizio
del suo potere, per tremendo vizio?
Basta coi clan di parte, basta orrenda
lizza di cani azzannati a vicenda.
basta con la finzione menzognera
che i buoni siano tutti in una schiera
e che dall'altra parte siano tutti
cattivi, delinquenti e farabutti.

Non è così, non può credere a questo
chi con ragione sta, non con pretesto;
la nostra bella casa, Italia mia,
per questo è ormai rubello di follia.
Dunque la mia bandiera è solo una
che tre colori in un panno raduna;
solo Concordia bramo sia sovrana
e renda Pace alla gente italiana.

martedì 24 maggio 2011

Lusso calma e voluttà




Matisse ha fatto un bel dipinto intitolato con questo verso di Baudelaire. Chissà se Grazia prima o poi avrà voglia di farvelo vedere nel suo bel blog, "Senza dedica", che invito tutti i miei undici lettori a visitare regolarmente, ci troverete chicche e delizie.
Intanto, per invitare la nostra cara Grazia a questo viaggio nel colore dei fauves, ecco l'Invito al viaggio di Charles Baudelaire nella mia versione.


Invito al viaggio
di Charles Baudelaire
traduzione di Paola Magi

Sogniamo, sorella,
bambina mia, il bello
di vivere insieme laggiù!
Amare a piacere,
amare e morire,
nel luogo cui somigli tu!

I soli bagnati
di cieli offuscati
per me possiedono il fascino
di quei due oscuri
tuoi occhi spergiuri
lucenti fra veli di lacrime.

Laggiù tutto quanto è beltà
lusso, calma e voluttà.

Dei lucidi scranni
politi dagli anni
sarebbero arredo alla stanza,
i più rari fiori
fondendo gli odori
ai vaghi sentori dell’ambra.

Sui ricchi plafoni
gli specchi profondi
ed uno splendore orientale
parlerebbe, tutto,
al cuore in segreto
la sua dolce lingua natale.

Laggiù tutto quanto è beltà
lusso, calma e voluttà.

Vedi nei canali
dormire i vascelli
di temperamento errabondo;
è per esaudire
i tuoi desideri
che giungono da in capo al mondo.

I soli cadenti
rivestono i campi
i canali e la città
di oro e giacinto;
s’addormenta il mondo
in calda luminosità.

Laggiù tutto quanto è beltà
lusso, calma e voluttà.

lunedì 23 maggio 2011

Il serpente che danza




Ecco qua un altro Fiore di Baudelaire. Non so se questa possa essere considerata la versione definitiva, ci ho sudato parecchio e adesso comincia ad avere un aspetto accettabile.


Il serpente che danza

di Charles Baudelaire
traduzione della solita Paola Magi

Quanto mi piace, cara indolente,
veder brillare
del tuo bel corpo la pelle, come
stoffa cangiante!

Sulla profonda capigliatura
d’acri profumi,
mare odoroso alla ventura
di onde blu e brune,

Come una nave che al mattutino
vento si desta,
per cieli ignoti il mio sognante
cuore apparecchia.

Gli occhi tuoi, dove nulla si svela
di dolce o amaro,
sono gioielli freddi, in cui l’oro
si unisce al ferro.

Se ti si guarda andare in cadenza,
bella d’oblio,
ti si direbbe un serpe che danza
in cima a un bastone;

sotto il fardello del tuo abbandono,
la testa infante
ondeggia con la mollezza d’un gio-
vane elefante,

ed il suo corpo si china e allunga
come una barca
fine, che bordeggi, e immerga
le bome in acqua.

E, come un’onda cresce ai disciolti
ghiacciai grondanti,
se l’acqua della tua bocca sale
al bordo dei denti,

mi par di bere vino boemo
vincente e amaro,
un cielo liquido che mi dissemina
di stelle il cuore!

domenica 22 maggio 2011

Un balcone per Grazia


Grazia mi chiede preoccupata dove sono sparita. Sono qua, sono qua, immersa in mille cose e, nei ritagli di tempo, divisa equamente fra le elezioni (passate e future) e le mie traduzioni dei Fiori di Baudelaire. Ne raccolgo uno e glielo offro, mi sembra adatto a questa primavera che ormai volge all'estate.

Il balcone

di Charles Baudelaire

(traduzione, come sempre, di Paola Magi)


O Madre dei ricordi, signora delle amanti,

Tu, tutto il mio piacere! Tu, tutto il mio dovere!

Ti tornerà alla mente la bellezza dei baci,

la dolcezza del fuoco, l’incanto delle sere,

O Madre dei ricordi, Signora delle amanti!


Le sere illuminate dal fuoco dei carboni,

e le sere al balcone, rosate di vapori.

Che dolce era il tuo seno! Che buono era il tuo cuore!

Ci parlavamo, spesso, di cose imperiture,

le sere illuminate dal fuoco dei carboni.


Che belli sono i soli nelle calde serate!

Che profondo lo spazio! e che potente il cuore!

Chinandomi su te, regina delle amate,

credevo di sentire del tuo sangue l’odore.

Che belli sono i soli nelle calde serate!


La notte s’ispessiva quasi come un recinto,

nel nero indovinavo con gli occhi le pupille,

bevevo, il tuo respiro, o dolcezza, o veleno!

Ti cullavo i piedini con mani di fratello.

La notte s’ispessiva quasi come un recinto.


So l’arte di evocare i momenti felici,

stretto nei tuoi ginocchi, rivivo il mio passato;

a che serve cercare le tue bellezze languide

se non nel cuore dolce e nel tuo corpo amato?

So l’arte di evocare i momenti felici.


Le promesse, i profumi e quei baci infiniti

rinasceranno mai da un abisso insondato

come, dopo un lavacro dentro i mari profondi,

risalgono nel cielo i soli rinnovati?

O promesse! O profumi! O quei baci infiniti!

lunedì 16 maggio 2011

L'Italia s'è desta



Buongiorno Italia. Buongiorno Milano, specialmente, dato che sei la città in cui vivo e in cui ho sentito in modo palpabile crescere l'indignazione, tracimare fino al risultato inatteso e incredibile di questa votazione.
Ora dobbiamo solo temere che i cestini-coi-soldini facciano il giro di quartieri e palazzi, ricomprando i voti perduti: c'è da aspettarsi di tutto, purtroppo. Speriamo che Milano mostri ancora una volta di che pasta sono fatti i Milanesi. Gente seria, che non si fa incantare dalle sirene, di destra o di sinistra che siano, ma guarda all'onestà e alla libertà come a un valore imprescindibile. Ti voglio bene, Milano. Ti ho scelta per vivere, mettere su famiglia, lavorare. Non mi hai mai deluso, nemmeno questa volta.

giovedì 5 maggio 2011

Ancora Lorca


Ecco un altro Lorca, una ballata quasi infantile, fiaba di popolo trasformata in lirica delicata e sognante. Bellissima. Sempre naturalmente nella mia traduzione.


Federico Garcia Lorca

Questa notte Santiago
(traduzione di Paola Magi)


Questa notte Santiago ha passato

la sua strada di luce nel cielo.

Lo raccontano i bimbi giocando

con un’acqua di fiume sereno.

Dove va il pellegrino celeste

lungo il chiaro infinito sentiero?

Va all’aurora che brilla nel fondo

su un cavallo più bianco del gelo.

O bambini, cantate nel prato

traforando col ridere il vento!

Dice un uomo che ha visto Santiago

in corteo con duecento guerrieri;

tutti quanti coperti di luce,

con ghirlande di verdi bagliori,

e il cavallo che monta Santiago

era un astro di vivo splendore.

Dice l’uomo che narra la storia

che si udì nella notte assopita

un frullare argentato di ali

che il silenzio portò con le onde.

Cosa è stato a fermare quel fiume?

Erano angeli i bei cavalieri.

O bambini, cantate nel prato,

traforando col ridere il vento!

E' una notte di luna calante.

Zitti! cosa si sente nel cielo,

che qui i grilli rinforzano gli archi,

ed abbaiano i cani dei campi?

- Nonna cara, per dove è il cammino,

nonna cara, che io non lo vedo?

- Guarda bene, e vedrai una striscia

di pulviscolo come farina,

una macchia che pare d’argento

o di perla. La vedi?

- La vedo.

Nonna cara, ma dove è Santiago?

- è lassù che cammina in corteo,

con la testa coperta di piume

ed il corpo di perle preziose,

ai suoi piedi si è arresa la luna,

tiene il sole nascosto nel petto.

Questa notte si sente nel piano

il narrare brumoso del canto.

O bambini, cantate nel prato,

traforando col ridere il vento!

Una vecchia che vive in miseria

nella parte più alta del borgo,

che possiede un’inutile rocca,

una vergine e due gatti neri,

mentre fa la sua ruvida calza

con le dita smagrite e tremanti,

circondata da brave comari

e da sudici vispi bambini,

nella placida notte tranquilla,

con i monti perduti nel buio,

va narrando con lente cadenze

la visione che ebbe ai suoi tempi.

Lei lo vide, una notte lontana

come questa, né suoni né vento,

lei lo vide Santiago beato,

pellegrino nei lidi del cielo.

-E, comare, com’era vestito?

-le domandano in coro due voci.

-Con bordone di perle e smeraldi

e una tunica in panno velluto.

Quando lui ha varcato la porta,

le colombe hanno aperto le ali

e il mio cane, che stava dormendo,

l’ha seguito leccando le orme.

Era dolce l’Apostolo santo,

dolce più che la luna in gennaio.

Nel passare lasciò sul sentiero

un profumo di giglio e d’incenso.

-E, comare, non ti ha detto nulla?

-le domandano in coro due voci.

-Mi ha sorriso passandomi accanto,

mi ha lasciato qui dentro una stella.

-Dove tieni nascosta la stella?

-le domanda un bambino curioso.

-Ti si è spenta - le chiedono altri -

come il frutto di un incantamento?

-No, bambini, la stella risplende,

me la porto rinchiusa nel cuore.

- E quaggiù, come sono le stelle?

-Bimbo mio, sono come nel cielo.

-Su continua, o vecchia comare.

Dove andava il viandante glorioso?

-Si perdette per quelle montagne

con le bianche colombe ed il cane.

Ma lasciò tutta piena la casa

di garofani rose e viole,

sulla pergola l’uva matura,

che era verde, e il mattino seguente

ho trovato ricolmo il granaio.

Questo ha fatto l’Apostolo buono.

-Che fortuna hai avuto, comare!

-si pronunciano insieme due voci.

I bambini già stanno dormendo

ed i campi in profondo silenzio.

O bambini, pensate a Santiago

sui confusi cammini del sogno!

Notte chiara, di fine di luglio!

E’ passato Santiago nel cielo!

La tristezza che tiene il mio cuore,

io la lascio sul bianco sentiero,

chissà mai che la trovino i bimbi

e la mandino a fondo nell’acqua,

chissà mai che nel cielo stellato

via, lontano la portino i venti.