Le feste galanti
martedì 15 maggio 2012
Pangur Ban, bianco gatto del nono secolo
sabato 10 marzo 2012
La serva di gran cuore, di cui eri gelosa,
E che dorme il suo sonno sotto un’umile zolla,
Dovremmo tuttavia portarle qualche fiore.
I morti, poveretti, hanno grandi dolori,
E quando Ottobre soffia, d’alberi potatore,
Il vento malinconico intorno ai loro marmi,
Devono ritenere i vivi bene ingrati
A dormire al calduccio, come fanno, nei letti,
Mentre, rosi da sogni incoerenti e neri,
Senza compagno a letto, senza bei conversari,
Scheletri vecchi, freddi, lavorati dal verme,
Sentono sgocciolare le nevi dell’inverno
Ed il secolo scorrere, senza famiglia o amico
Che cambi i cenci appesi sopra la loro griglia.
Quando il ceppo soffia e canta, se la sera
Calma, nella poltrona la vedessi sedere,
Se, in una notte azzurra e fredda di dicembre,
La trovassi accucciata in un canto della stanza,
Grave, venuta dal fondo del letto eterno
A covare il bambino cresciuto col materno
Suo occhio, che direi a quell’anima buona,
Vedendo il pianto scenderle dalla palpebra vuota?
giovedì 29 dicembre 2011
martedì 1 novembre 2011
A una Madonna
Ex voto di gusto spagnolo
Voglio innalzare a te, Madonna, mia padrona,
Un altare interrato in fondo alla mia pena,
E scavare, nell’angolo più nero del mio cuore,
Via da brame mondane e sguardi derisori,
Una nicchia smaltata tutta d’oro e d’azzurro,
Dove t’innalzerai, statua meravigliata.
Coi miei versi politi, fatti in puro metallo,
Sapientemente sparsi di rime di cristallo,
Farò per la tua testa un’enorme Corona;
Nella mia gelosia, o mortale Madonna,
Ti saprò modellare un Mantello, alla moda
Barbara, duro e greve, foderato di dubbio,
Che, come una garitta, racchiuderà il tuo fascino,
Trapunto non di perle, ma di tutti i miei pianti!
La tua Veste sarà la mia voglia fremente,
Ondosa, il desiderio che sale e che discende,
Oscilla sulle punte, nei valloni riposa,
E ti veste d’un bacio il corpo bianco e rosa.
Ti farò, con il mio Rispetto, tutte in seta,
Belle scarpe, umiliate dai tuoi piedi divini,
Che, avendoli rinchiusi in una molle stretta,
Ne serbino l’impronta come stampi fedeli.
Se non posso, malgrado la mia arte zelante,
Scolpirti per sgabello una luna d’argento,
Ti metterò il serpente che mi rode le viscere
Sotto i talloni, in modo che tu schiacci e derida,
Regina vittoriosa e feconda in riscatti,
Quel mostro, tutto gonfio di sputi e di livore.
Vedrai i miei Pensieri, schierati come i Ceri
Sull’altare fiorito della Regina Virginum
Stellanti di riflessi il soffitto azzurrato,
Guardarti fissamente con pupille infuocate;
E, poiché tutto in me ti ammira e ti ha caro,
Tutto si farà Mirra, Benzoino, Incenso, Olibano,
E verso Te incessante, cima bianca e innevata,
Ascenderà in Vapore l’anima mia agitata.
Infine, a completarti il ruolo di Maria,
O nera voluttà! per mischiare all’amore
La barbarie, dei sette peccati capitali,
Boia tutto rimorsi, farò sette coltelli
Ben affilati e, come un giocoliere insensibile,
Prendendo il più profondo tuo amore per bersaglio,
Te li conficcherò nel Cuore palpitante,
Nel Cuore singhiozzante, nel Cuore ruscellante!
A une Madone
Ex-voto dans le goût espagnol
Je veux bâtir pour toi, Madone, ma maîtresse,
Un autel souterrain au fond de ma détresse,
Et creuser dans le coin le plus noir de mon cœur,
Loin du désir mondain et du regard moqueur,
Une niche, d’azur et d’or tout émaillée,
Où tu te dresseras, Statue émerveillée.
Avec mes Vers polis, treillis d’un pur métal
Savamment constellé de rimes de cristal
Je ferai pour ta tête une énorme Couronne;
Et dans ma Jalousie, ô mortelle Madone
Je saurai te tailler un Manteau, de façon
Barbare, roide et lourd, et doublé de soupçon,
Qui, comme une guérite, enfermera tes charmes,
Non de Perles brodé, mais de toutes mes Larmes!
Ta Robe, ce sera mon Désir, frémissant,
Onduleux, mon Désir qui monte et qui descend,
Aux pointes se balance, aux vallons se repose,
Et revêt d’un baiser tout ton corps blanc et rose.
Je te ferai de mon Respect de beaux Souliers
De satin, par tes pieds divins humiliés,
Qui, les emprisonnant dans une molle étreinte
Comme un moule fidèle en garderont l’empreinte.
Si je ne puis, malgré tout mon art diligent
Pour Marchepied tailler une Lune d’argent
Je mettrai le Serpent qui me mord les entrailles
Sous tes talons, afin que tu foules et railles
Reine victorieuse et féconde en rachats
Ce monstre tout gonflé de haine et de crachats.
Tu verras mes Pensers, rangés comme les Cierges
Devant l’autel fleuri de la Reine des Vierges
Etoilant de reflets le plafond peint en bleu,
Te regarder toujours avec des yeux de feu.
Et comme tout en moi te chérit et t’admire,
Tout se fera Benjoin, Encens, Oliban, Myrrhe,
Et sans cesse vers toi, sommet blanc et neigeux,
En Vapeurs montera mon Esprit orageux.
Enfin, pour compléter ton rôle de Marie,
Et pour mêler l’amour avec la barbarie,
Volupté noire! des sept Péchés capitaux,
Bourreau plein de remords, je ferai sept Couteaux
Bien affilés, et comme un jongleur insensible,
Prenant le plus profond de ton amour pour cible,
Je les planterai tous dans ton Cœur pantelant,
Dans ton Cœur sanglotant, dans ton Cœur ruisselant!
domenica 16 ottobre 2011
Zingari in viaggio
La tribù dei profeti dalle ardenti pupille
Ieri si è messa in viaggio, portando i nuovi nati
Sulla schiena, porgendo a quei fieri appetiti
Il tesoro già pronto di pendule mammelle.
Gli uomini vanno a piedi sotto le armi lucenti
Lungo i carri in cui i loro se ne stanno acquattati,
Muovendo per il cielo gli sguardi appesantiti
Dal rimpianto sbiadito delle chimere assenti.
Il grillo, dalla sua sabbiosa postazione,
Guardandoli passare, raddoppia la canzone;
Cibele, che li ama, accresce le verdure,
Fa sgorgare la roccia e fiorire il deserto
Davanti a quei viandanti, per i quali è aperto
L’impero familiare di tenebre future.
mercoledì 21 settembre 2011
La Maschera

La maschera
Statua allegorica di gusto rinascimentale
A Ernest Christophe, scultore.
Guarda questo tesoro di grazie fiorentine:
nell’ondulazione del corpo muscoloso
Forza e Eleganza abbondano, le sorelle divine.
Questa femmina, pezzo certo miracoloso,
divinamente forte, splendidamente fine,
è fatta per regnare sopra letti magnifici
e adornare i riposi di principi o pontefici.
E poi, vedi quel riso fine e voluttuoso
dove Fatuità dispiega la sua estasi;
quel lungo sguardo infido, languido e malizioso,
quel viso delicato, inquadrato da un velo,
di cui dice ogni tratto, con fare vincitore:
“La Voluttà mi chiama, m’incorona l’Amore!”
A questo essere, colmo di tanta maestà,
quale eccitante fascino dona la gentilezza!
Facciamo un giro intorno a questa sua beltà.
O blasfemia dell’arte! O sorpresa fatale!
La donna dal divino corpo, promessa lieta,
in alto si conclude con un mostro bicefalo!
Ma no! era una maschera, decoro seducente,
quel viso illuminato da una smorfia squisita.
E guarda, eccola qui, convulsa atrocemente,
la sua autentica testa, la sua faccia sincera,
rovesciata al riparo del volto menzognero.
Povera gran beltà! il magnifico fiume
del tuo piangere sfocia nel mio cuore angosciato.
M’inebria il tuo mentire, il mio cuore si abbevera
ai flutti che il Dolore distilla dai tuoi occhi!
Ma perché sta piangendo? Lei, bellezza perfetta,
che può avere ai suoi piedi, vinta, l’umanità;
che male misterioso rode il fianco da atleta?
Ella piange, insensata, per avere vissuto!
E perché vive ancora! Ma quello che deplora,
soprattutto, e la fa fremere in tutto il corpo
è che domani, aimé! dovrà vivere ancora!
Domani, posdomani e sempre! – Come noi!
Le Masque
Statue allégorique dans le goût de la Renaissance
A Ernest Christophe, statuaire.
Contemplons ce trésor de grâces florentines;
Dans l’ondulation de ce corps musculeux
L’Elégance et la Force abondent, sœurs divines.
Cette femme, morceau vraiment miraculeux,
Divinement robuste, adorablement mince,
Est faite pour trôner sur des lits somptueux
Et charmer les loisirs d’un pontife ou d’un prince.
Aussi, vois ce souris fin et voluptueux
Où la Fatuité promène son extase;
Ce long regard sournois, langoureux et moqueur;
Ce visage mignard, tout encadré de gaze,
Dont chaque trait nous dit avec un air vainqueur:
"La Volupté m’appelle et l’Amour me couronne!"
A cet être doué de tant de majesté
Vois quel charme excitant la gentillesse donne!
Approchons, et tournons autour de sa beauté.
O blasphème de l’art! ô surprise fatale!
La femme au corps divin, promettant le bonheur,
Par le haut se termine en monstre bicéphale!
Mais non! ce n’est qu’un masque, un décor suborneur,
Ce visage éclairé d’une exquise grimace,
Et, regarde, voici, crispée atrocement,
La véritable tête, et la sincère face
Renversée à l’abri de la face qui ment
Pauvre grande beauté! le magnifique fleuve
De tes pleurs aboutit dans mon cœur soucieux
Ton mensonge m’enivre, et mon âme s’abreuve
Aux flots que la Douleur fait jaillir de tes yeux!
Mais pourquoi pleure-t-elle? Elle, beauté parfaite,
Qui mettrait à ses pieds le genre humain vaincu,
Quel mal mystérieux ronge son flanc d’athlète?
Elle pleure insensé, parce qu’elle a vécu!
Et parce qu’elle vit! Mais ce qu’elle déplore
Surtout, ce qui la fait frémir jusqu’aux genoux,
C’est que demain, hélas! il faudra vivre encore!
Demain. après-demain et toujours! – comme nous!
lunedì 5 settembre 2011
Un languido Pesce Corallo
Amava i tramonti a Rapallo
Ma per l’albeggiare
Andò a Miramare
Quel languido Pesce Corallo.
sabato 3 settembre 2011
Un Grongo Nasuto di Vienna
voleva vedere la Senna:
parlò per un mese
con l’erre francese
perfino sul Prater di Vienna.
Poi prese a studiare una mappa
Per organizzare la tappa,
partì per Parigi,
finì nel Tamigi:
teneva a rovescio la mappa.
Riprese il viaggio, quel Grongo,
nuotando arrivò fino in Congo:
cantando in francese
si fece le spese
quel disorientato buon Grongo.
Cantava con voce nasale
il Grongo Nasuto – è normale!
ottenne il salario
da un bravo impresario
all’Opera Internazionale.
Fu grande il successo del Grongo
cantante da Napoli al Congo:
finì per contratto
col riempire il piatto;
che pesce in carriera, quel Grongo!
Ma un giorno, sventura feroce,
d’un colpo perdette la voce:
dovette rientrare
al suo focolare
prendendo il Danubio alla foce.
Finì sotto il Prater, quel Grongo,
a fare pescetti di pongo
con grande pazienza
per beneficenza
insieme al pacioso Dugongo,
un suo vecchio amico di penna,
che sintonizzava l’antenna;
se Charles Aznavour
cantava l’amour
