sabato 13 febbraio 2016

"Confessione", dai Fiori del Male di Charles Baudelaire


Dopo molto tempo torno a pubblicare qualcosa su questo mio vecchio blog: una delle poesie di Baudelaire a cui ho lavorato in questi giorni, a colpi e colpetti di lima. 

La parola che più mi ha dato filo da torcere è stata quel "se pâme" della terzultima strofa. Mi sono resa conto che quel verbo strano, con molti significati diversi e apparentemente perfino contrastanti, è il vero cuore della poesia. Mi ha fatto diventar matta, alla fine ho scelto di tradurlo con "si consuma" per dare il senso della sfinitezza (se pâmer vuol dire anche svenire, venir meno, perdere le forze), ma anche il senso di sforzo, di emozione forte e a volte eccessiva. 

Ecco cosa ne è venuto fuori.


Una volta, una sola, mia cara e dolce donna,
Al mio il vostro braccio tornito
Si appoggiò (nel fondo oscuro del mio cuore
Quel ricordo non è impallidito).
Era tardi; e come una medaglia nuova
La luna piena si stagliava,
La solennità della notte come un fiume
Su Parigi assopita andava.
Lungo le case, sotto le porte di servizio,
Dei gatti furtivi passavano,
L’orecchio all’erta, oppure, come delle ombre care,
Piano piano ci accompagnavano.
Tutto d’un tratto, nella libera intimità
Sbocciata alla pallida luce,
Da voi, ricco e sonoro strumento, in cui non vibra
Che una gaiezza felice,
Da voi, chiara e gioiosa come una fanfara
In un mattino scintillante,
Una nota dolente, una nota bizzarra

Se ne uscì, sebbene esitante

Come una figlia grama, orrida, cupa, immonda,
Di cui  la famiglia arrossisca,
Che a lungo fosse stata, per nasconderla al mondo,
Rinchiusa in una segreta.
La vostra nota acuta cantava, povero angelo:
«Di nulla quaggiù si ha certezza,
E sempre si tradisce l’egoismo degli uomini,
Anche se attento s’imbelletta;
Duro mestiere è quello d’essere bella donna,
E quanto il lavoro è banale
Di chi danzando si consuma, fredda e folle,
In un sorriso artificiale;
Costruire sui cuori è una cosa ben sciocca;
Tutto cade, amore e beltà,
Fino a quando l’Oblio non li getta nel sacco
Per renderli all’Eternità!»
Ho spesso rievocato quella luna incantata,
Quel silenzio e quel languore,
E quella confidenza tremenda sussurrata
Al confessionale del cuore.



Une fois, une seule, aimable et douce femme,
À mon bras votre bras poli
S’appuya (sur le fond ténébreux de mon âme
Ce souvenir n’est point pâli);

Il était tard; ainsi qu’une médaille neuve
La pleine lune s’étalait,
Et la solennité de la nuit, comme un fleuve,
Sur Paris dormant ruisselait.

Et le long des maisons, sous les portes cochères,
Des chats passaient furtivement,
L’oreille au guet, ou bien, comme des ombres chères,
Nous accompagnaient lentement.

Tout à coup, au milieu de l’intimité libre
Eclose à la pâle clarté,
De vous, riche et sonore instrument où ne vibre
Que la radieuse gaieté,

De vous, claire et joyeuse ainsi qu’une fanfare
Dans le matin étincelant,
Une note plaintive, une note bizarre
S’échappa, tout en chancelant
Comme une enfant chétive, horrible, sombre, immonde,
Dont sa famille rougirait,
Et qu’elle aurait longtemps, pour la cacher au monde,
Dans un caveau mise au secret.

Pauvre ange, elle chantait, votre note criarde:
«Que rien ici-bas n’est certain,
Et que toujours, avec quelque soin qu’il se farde,
Se trahit l’égoïsme humain;

Que c’est un dur métier que d’être belle femme,
Et que c’est le travail banal
De la danseuse folle et froide qui se pâme
Dans son sourire machinal;

Que bâtir sur les cœurs est une chose sotte;
Que tout craque, amour et beauté,
Jusqu’à ce que l’Oubli les jette dans sa hotte
Pour les rendre à l’Eternité!»

J’ai souvent évoqué cette lune enchantée,
Ce silence et cette langueur,
Et cette confidence horrible chuchotée
Au confessionnal du cœur.

2 commenti:

  1. Non è una semplice traduzione, ma sa immedesimarsi nel testo francese, stupendo, del Poeta.

    RispondiElimina
  2. Grazie Costantino, sei sempre all'erta :) e sempre gentile.

    RispondiElimina