venerdì 11 marzo 2011

Musicisti di strada

Non faccio quasi mai l'elemosina, consapevole del fatto che quei soldi vanno in mano a un racket spietato. Ma c'è un'eccezione: i musicisti di strada, che siano zingari o di altre nazionalità ed etnie. Incontrare una fisarmonica o un violino mentre cammini per strada, sovrappensiero, spesso preoccupata o malinconica per uno dei mille motivi che la vita sa offrire continuamente, è per me un momento di gioia, specie quando i musicisti sono bravi, o almeno bravini.
Tempo fa ero seduta sul tre. Il tram era piuttosto affollato, al momento non mi ero accorta di due zingare che stavano in piedi una di fronte all'altra, nel punto di congiunzione fra i due vagoni.
All'improvviso cominciarono a cantare.
Avevano voci calde, profonde, e cantavano una canzone dalle parole sconosciute, ma si capiva che doveva parlare d'amore, di vita, di disperazione e di speranza. Quel canto era di una bellezza indicibile, arrivava dritto dritto al cuore. Forse commuoveva ancora di più perché era assolutamente inaspettato. Il tram arrivò al capolinea; prima di uscire detti loro una moneta. Poi, quando fummo tutti scesi dal tram, ci ripensai: dovevo dare loro ancora qualcosa. Così le ringraziai sorridendo.

1 commento:

  1. Hai proprio ragione : con i musicisti di strada c'è uno scambio e alle volte sono loro quelli che danno di più.

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